Remo Bettè ricordava che, dove teneva anticamente il forno, era ancora visibile parte dell’attrezzatura di un mulino. C’era anche una doppia pila per la brillatura idraulica dell’orzo, che si trova ora nel piccolo giardino antistante. Una condotta d’acqua passa ancora sotto l’edificio; un piccolo getto immetteva poi ancora recentemente nella Róngia da ovest, anche se questa è asciutta per la maggior parte dell’anno. Dato il tipo di impianto, si deduce che si sia trattato di un mulino a turbina. Era questo dunque «il mulino della pesta», menzionato con tre altri nei documenti d’archivio, «il mulino di cima, quello di mezzo, quello della pesta e quello del frumento». Si usava allora mettere all’incanto annualmente i mulini, che erano dunque ovviamente di proprietà della comunità. Per i periodi più recenti, si ricorda che il mulino inferiore era proprietà di Candida Spigaglia, scomparsa circa cinquanta anni fa. Ora vi sorge la casa plurifamiliare di proprietà Stefanini-Carrara.
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