Insediamento di otto edifici costruiti con cura e ora diroccati, sopra un pianoro roccioso. Era composto da due stalle, due piccole cantine e quattro altre costruzioni minori. Nel magióo, cioè nella nicchia di una delle cantine, è inserita una piòda (‘lastra di pietra’) in leggera pendenza, che serviva probabilmente per lasciar sgocciolare il formaggio. Poco sopra, sul sentiero, sorge ancora una delle croci della processione di Santa Croce. Nelle zone superiori sono visibili resti di una fornace per la produzione di calce. Seguendo il sentiero che scende dal pianoro verso ovest, si trova un sasso con un’iscrizione di difficile lettura: quattro segni (cifre o lettere) e forse una data.
Archivio Autore: Alice Roobbiani
Antico monte di proprietà degli Spigaglia, dell’Urcèla e dell’Erminia. Fu frequentato per molte estati con le vacche dalla nonna di Caterina Peduzzi. Caterina racconta che la nonna saliva ai monti con le bestie in marzo, quando il fieno in paese era finito, e vi rimaneva fino a novembre. La stessa Caterina e i suoi fratelli salivano sempre in due, a turno, dalla nonna, per farle compagnia, dormendo al monte e ridiscendendo il mattino seguente di buon’ora, in tempo per l’orario di inizio della scuola. Il monte è ora proprietà della famiglia Carrara.
Appezzamenti boscosi di proprietà comunale, sulla Vall de Cródu, al confine con il vicino territorio comunale di Brissago.
Antico pascolo patriziale. Si tramanda che questo luogo fosse il risultato di uno scambio con le isole di Brissago: infatti, i ronchesi avrebbero ceduto queste ultime ai brissaghesi in cambio di porzioni di pascolo, considerando il fatto che a Ronco quest’ultimo fosse scarso. Nessun documento riporta indicazioni al riguardo.
Luogo dove sorge l’oratorio della Madòna de Puzzó. Nella valletta sovrastante c’è una sorgente, da tempo sfruttata, e poco sotto la chiesa c’erano vari pozzi, dove veniva abbeverato il bestiame. In passato i brissaghesi avevano ottenuto, per un periodo, il permesso di venire in questo luogo con le loro vacche in periodi di siccità (informazione orale di Mario Ceresa).
Elevazione con una croce poco sopra Puzzó, tappa tradizionale lungo il percorso della processione di Santa Croce.
Prato oggi ridotto in pessime condizioni dalla presenza di cinghiali nella zona; un tempo, molti ronchesi vi avevano piccole proprietà. I monti di Ronco erano primariamente sfruttati per il taglio del fieno. La fascia tra Lembregógn e Parchessón, fin sopra Sc-ciavárd, era caratterizzata di fatto da un unico prato. C’era fieno in abbondanza, tanto che qualcuno usava prendere capre a svernare dalla valle Maggia. Oggi, dove i prati non sono stati invasi dalla boscaglia ci sono distese di firécc ‘felci’.
Luogo dove affiora una roccia scistosa, lungo il trasferimento tra Puzzó e la Camána. Si tratta con molta probabilità di un’antica cava di piode per la copertura di tetti. Una struttura del genere era localizzata anche sopra Purán, secondo quanto riferito dall’informante Angelina Pantellini, figlia di un teciátt ‘costruttore di tetti in piode’.
Pianoro con varie caselle, un tempo di proprietà Spigaglia e più tardi Badi, poco sopra la Purèra. Per un certo periodo la sorgente della Vall dala Purèra scaturiva a questa altezza. Il nome potrebbe derivare dal fatto che in quel punto si recavano le vacche per riposare; la terra era perciò molto concimata, grassa.
