Luogo a valle dell’abitato, sui due lati della Vall de Rivói. Sul versante ovest esisteva una battuta di un filo a sbalzo, nel luogo dove i Carrara tenevano il loro commercio di legname. I fili a sbalzo a Ronco erano di proprietà privata e scendevano da tutti i monti: da Sc-ciavárd, da Crumiága, dal Nón, dal Camp de Pédru. La maggior parte scendeva al Materéll; quelli che scendevano da Porán giungevano per contro a Levúrc. Alcuni proprietari chiedevano un compenso per il loro uso, ma gli utenti avevano perlopiù il solo dovere di tenere in ordine gli impianti.
Archivio Autore: Alice Roobbiani
Edificio che ospita attualmente la nuova sede del «Ristorante Posta»; è stato per molti anni sede della scuola, più esattamente della Scolóna, la scuola degli allievi più grandi, tenuta per molti anni da un maestro ronchese, Vincenzo Materni (1894-1948). In contrapposizione a questa, c’era anche la Scoléta tenuta dalle suore. Il locale al pianterreno della Scolóna serviva per rappresentazioni teatrali, fino alla prima metà del Novecento. La casa era stata lasciata per testamento al comune da Alessandro Molinari, morto nel 1900, per adibirla a funzioni scolastiche. Si tratta dello stesso Molinari che fece porre la lapide alla cappella di Grupált.
Antica sede del ristorante, di fronte a quella attuale. Piero Carrara (1876-1954), il primo di tre fratelli bergamaschi che si stabilirono a Ronco, comperò la casa da un Cattaneo. Piero vi tenne ristorante, al primo piano, insieme alla moglie, la Palmira dei Sciumácch, una Beltramelli. I fratelli, Profeta (1879-1947) e Antonio (1885-1953) detto el Marinèll, sposarono due sorelle, Angiolina e Celesta Spigaglia. Un tempo si diceva che i Carrara avessero portato a Ronco il progresso, in quanto promossero l’installazione dei fili a sbalzo, anche se, a onor del vero, pare che qualche struttura del genere esistesse già. Profeta commerciava in legna da ardere.
Casa natale del vescovo di Lugano Giuseppe Torti (1928-2005), ad angolo su Via Ciseri e un tempo proprietà di quella famiglia. Vi abitava la cameriera, Rosa Poroli Inselmo (1881-1933), insieme alla madre. Quando i Ciseri non furono più in grado di pagarle un salario, le lasciarono la casa. Questa passò così alla sorella di Rosa, Annunziata, che sposò un Torti di Stabio.
Strada battezzata «Via Ciseri» forse negli anni Sessanta. Attraversa orizzontalmente la parte bassa del paese. All’uscita dal settore ovest il vicolo diventa sentiero; una volta continuava diritto fino a Funtána Martína. Ora conduce fino alla Capèla del Beretón e di lì scende sulla strada carrozzabile per Funtána Martína.
Due antichi pozzi, sul sentiero che dal Nón conduce a Calz. Si trovano poco prima di attraversare la strada cantonale. Furono sistemati da Severo Spigaglia prima della seconda guerra mondiale. In tempi di siccità, Anita Lorini (che risiedeva a Calz) vi si recava a fare il bucato.
Luogo poco sopra Purán, sul sentiero che conduce a Calz. Si tratta di una zona peraltro non ritenuta particolarmente adatta per le piante di noce, che crescevano meglio nelle Centovalli. Si racconta infatti di attività di scambio di vino con noci tra Ronco e quest’ultima regione. Gli informanti ricordano comunque l’importanza delle noci, il cui olio serviva nella cucina e per l’illuminazione. Una macina di frantoio è conservata a Funtána Martína.
Luogo sopra una fascia rocciosa, che si incontra salendo dal Nón in direzione ovest. L’informante Elfo Lamberti si ricorda che ci si recava in questo luogo a tagliare il fieno. Oggi vi sono ancora visibili vari terrazzamenti, senza muretti di sostegno, che testimoniano indubbiamente, come indica anche il nome, la presenza di antichi campi. Vi sorgono vari edifici diroccati: quelli sopra la strada tagliafuoco appartengono ai Roggero, quelli a valle a Elfo Lamberti. Nel settore in direzione del Nón vi erano altri edifici diroccati, tra cui uno di proprietà della parrocchia. Doc 1974 indica la presenza di bosco (un querceto) dove si andava a fare la rúsca ‘raccolta di corteccia di quercia’, per conciare le pelli.
L’intera zona che da Sant’Ána si estende fino alla Vall de Cródu, sotto le proprietà comunali. Si tratta di un bosco appartenente a vari proprietari, ognuno dei quali possiede e denomina la propria Spónda, proprietà di bosco delimitata da due vallette. Al limite ovest sorgeva una delle grosse croci in legno che segnavano il percorso della processione di Santa Croce. L’uso del termine spónd ‘sponda’ si riferisce alla configurazione del terreno.
Fornace di calce per la maggior parte ancora conservata, sopra la Trógna, all’estremità occidentale della Pastúra de Calz, nella zona appartenente al patriziato. L’entrata è ad arco murato, con le pareti che si restringono verso l’alto, ed è per la maggior parte interrata; la parte superiore è ricoperta da un terrapieno. La base è ellittica, con gli assi di tre e di quattro metri. L’altezza visibile è di circa tre metri, ma la misura totale non è quantificabile, in quanto il fondo contiene molti detriti. Attorno alla fornace è possibile trovare frammenti di calcare, come pure pietre del rivestimento interno. Alcune hanno assunto un colore rossastro sotto l’effetto del calore e presentano parti vetrificate, a riprova di un buon funzionamento dell’impianto. Questa fornace sarebbe stata costruita appositamente per la costruzione del campanile (del 1563) e vi si produceva una calce particolarmente dura. Le cave di pietra calcare si trovavano al Pián di Búzzi, da dove il materiale veniva fatto scendere per una strúsa. Sul territorio comunale c’erano altre fornaci, una a Grïón e una sopra Cordarí, delle quali sopravvivono ancora resti. Pare che in passato ne fosse stata attiva una anche a Manzón, poi andata distrutta, e una al Pián di Búzzi.
